Guida pratica all’isolamento acustico

Introduzione
Nonostante questo sia il Paese degli artisti, dei poeti e dei navigatori, pare non ci sia più posto per i musicisti, soprattutto per quelli “rumorosi” come i batteristi.
Molto spesso infatti ci si ritrova a spendere migliaia di euro di strumentazione, e poi ci si vede costretti a suonare in un locale umido e freddo, spesso lontano dalla propria casa.
Spesso anche quando si suona in un locale si è circondati da altri gruppi e quindi si ha bisogno di creare un certo isolamento fra gli ambienti, per evitare di partecipare a jam-sessions involontarie fra bands vicine…

Concetti generali
Sappiamo che le onde sonore esercitano pressione su tutto ciò che incontrano nel loro cammino.
E’ naturale quindi aspettarsi che queste perdano energia all’attraversamento di ogni materiale. Questa diminuzione di pressione sonora viene chiamata transmission loss (TL), appunto perdita di trasmissione.
In decibel, la TL è data dalle seguente formula:

TL = 14,5 logM + 23

Ovviamente il potere isolante del materiale dipende dalla massa M.
Se proviamo però a calcolare la TL per due pareti, di massa una doppia dell’altra, otterremo un aumento dell’isolamento di soli 4,36 dB, e questo per ogni raddoppio della massa. Si vede che diventa quasi impossibile abbattere completamente la trasmissione sonora. Quello che si cerca generalmente di fare è di trovare un compromesso fra abbattimento sonoro e dimensione (e costo) della parete.
Inoltre non bisogna pensare di portare a zero la SPL all’esterno del locale: basterà portarla a un livello paragonabile a quello del normale rumore esterno (è inutile voler ridurre a zero la TL se davanti al vostro locale c’è molto traffico, per esempio). Per fissare le idee, il livello di rumore di una strada cittadina può oscillare fra i 50 e gli 80 dB, a seconda di traffico e orario, mentre l’SPL di una sala prove (ad esempio) non dovrebbe superare di molto i 100/110 dB, se non si vuole diventare sordi…

La formula considerata ci fornisce un valore di TL medio su tutte le frequenze, tuttavia l’isolamento non è omogeneo su tutto lo spettro udibile, ma dipende anche dalla frequenza: è massimo alle alte e minimo alle basse. Precisamente, obbedisce alla seguente formula:

TL = 14,5 logMf – 16

Il fenomeno è abbastanza evidente quando accosta vicino a noi il classico coatto con lo stereo a palla: si sente bene solo la cassa che batte i quarti; quando poi il giaguaro in questione apre lo sportello riusciremo (purtroppo) a distinguere chiaramente tutto lo spettro sonoro, mentre l’aumento dei bassi sarà lieve, in quanto già da prima erano ben percepibili.
Sarà quindi molto semplice isolare una parete per le alte frequenze, mentre riuscire a farlo anche sulle basse sarà alquanto impegnativo. Riuscire a isolare un ambiente in modo da ridurre di molto la propagazione all’esterno dei nostri colpi di cassa, quindi, sarà indice di successo.

In ambito professionale esistono ditte che forniscono materiali di ogni tipo e spessore, adatti all’isolamento di studi di registrazione, locali prova o comunque ambienti in cui si voglia abbattere di molto la trasmissione del suono all’esterno. Il costo di tali materiali è però parecchio elevato, probabilmente servirebbero migliaia di euro per insonorizzare a regola d’arte un locale di pochi metri quadrati.
Questo tutorial dovrebbe venire in aiuto, senza ovviamente la pretesa di essere esaustivo, ma focalizzando l’attenzione su soluzioni pratiche ed economiche, come la prossima.

Il pavimento
La prima cosa da fare quando si decide di insonorizzare un ambiente è isolarsi dal pavimento. Questo perchè le onde sonore attraverso il pavimento si diffonderanno molto presto in tutto l’edificio (la velocità di trasmissione del suono nel cemento varia dai 3500 ai 5000 metri al secondo, circa 12/15 volte più veloce che nell’aria). Pensate poi – ad esempio – alle vibrazioni fisiche di una cassa che viene suonata a diretto contatto del pavimento: la signora del piano di sotto avrebbe un intero arsenale di scope per battere sul soffitto…
Bisogna quindi costruire un pavimento galleggiante in modo da smorzare il più possibile la trasmissione diretta attraverso il suolo. Per costruirlo date un’occhiata allo spaccato qui sotto.

La struttura portante è data da travi di legno di 5 x 10 cm di sezione, lunghe a sufficienza. Queste poggeranno su degli assi di 1,5 x 10 cm, disposti orizzontalmente, isolati dal pavimento mediante dei dischi in neoprene, fibra di vetro o simili. Le travi saranno distanziate non più di 40/50 cm, e raccordate tra loro con dei giunti di legno, separati da lana di roccia per assorbire ulteriormente il suono.
Il tutto sarà poi coperto da una o più tavole di legno massiccio, come il medium density, o anche del multistrato o truciolato, spesso circa 1,5 cm, coperto magari da uno strato di moquette o dei tappeti.
Se si sceglie di usare più di uno strato di tavole in questa fase, sarà meglio scegliere legni diversi, a diversa densità: alle onde sonore non piace passare attraverso più materiali diversi. Attaccate i pezzi fra loro con colla e con i giunti di acciaio a L, che trovate in ferramenta.
Ovviamente tutte le misure date sono indicative.
Coprendo l’intera superficie del locale con un pavimento costruito in questo modo, non solo isolerete tutto il gruppo, ma vi proteggerete anche da umidità ed eventuali allagamenti.

C’è da dire che, volendo fare le cose davvero per bene, il pavimento flottante dovrebbe essere costruito in cemento, isolato da quello principale da due strati di fibra di vetro separati da una tavola di truciolato. Ma capirete che questa è una soluzione molto più costosa, adottata solo da studi di registrazione o simili. In questi casi nel cemento vengono realizzate delle canaline per far passare i cavi (sia di corrente che audio, e rigorosamente separati per evitare interferenze), in modo da non averli in vista.

Infine, se non solo questa ma anche la prima soluzione (il pavimento in legno e lana di roccia) vi sembrano troppo costose per voi, allora potete rimediare poggiando sul pavimento due strati di gommapiuma (meglio ancora gomma, di quella venduta a rotoli), separati da uno strato di compensato, il tutto coperto da tappeti o moquette. E’ ovvio che l’isolamento sarà minore, ma avrete speso di meno.

Pareti e soffitto
Per un adeguato isolamento bisogna costruire delle seconde pareti. E’ importante che queste siano costruite sul pavimento flottante costruito prima, e non su quello principale, altrimenti l’effetto di isolamento sarà ridotto di molto (bisogna sempre ridurre le trasmissioni dirette con la stanza).
E’ ovvio che il pavimento deve essere costruito nel modo più solido possibile, in modo da reggere stabilmente la struttura che andrete a poggiarvi.
Questa sarà costruita con uno schema identico a quello seguito per il pavimento: travi e assi di legno, lana di roccia, tavole di legno a coprire, o meglio ancora di cartongesso.
Si possono realizzare anche due strati di questa struttura, cosa che aumenterà notevolmente l’isolamento.
Come abbiamo avuto l’accortezza di separare le pareti dal pavimento vero e proprio, allo stesso modo dovremmo cercare di non attaccarle saldamente alle pareti originali del locale: attaccandole in modo rigido creeremo un percorso più agevole alle onde sonore, se invece la giunzione è elastica, aumenteremo ancora una volta l’isolamento.
Possiamo fare questo isolando pareti vere e secondarie con neoprene o poliuretano, o anche polistirolo. Meglio ancora potremo appendere al soffitto le pareti secondarie mediante dei ganci. In questo modo l’energia sonora, anzichè trasferirsi alle pareti originarie, verrà usata per far vibrare le pareti secondarie, e quindi sarà dissipata maggiormente.

Per il soffitto possiamo ancora una volta usare lo stesso schema costruttivo, e costruirci un controsoffitto, di spessore variabile a seconda delle nostre necessità. Anche questo andrebbe appeso per aumentare l’isolamento, ma vi consiglio vivamente di fissarlo rigidamente al soffitto principale, per evitare che vi crolli addosso durante le prove…

Porte e finestre
Ora che avete ricoperto tutto l’interno dello studio di legno e lana di roccia, spero non vi siate chiusi dentro, coprendo con le seconde pareti anche le porte e le finestre. Se così fosse mi auguro che abbiate con voi un cellulare per chiedere aiuto, perchè (se avete fatte le cose per bene) la stanza a questo punto dovrebbe essere molto ben isolata, e urlare servirebbe a ben poco!

Se invece avete avuto cura di lasciare lo spazio adeguato all’apertura di porte e finestre dovreste inventarvi qualcosa per isolare anche queste. Basta infatti una piccola falla nella nostra costruzione per vanificare gran parte dei nostri sforzi di abbattere la trasmissione sonora all’esterno. Provate infatti ad accendere uno stereo, ad alto volume, e uscire dalla stanza chiudendo la porta. Dall’esterno dovreste sentire poco la musica (e di questa sentirete soprattutto i bassi, e se avete letto l’inizio della pagina saprete certo perchè). Provate ora ad aprire di pochissimo la porta: la musica sarà molto più forte all’esterno. Dobbiamo quindi curare l’intera superficie interna dell’ambiente: dalla parete al piccolo lucernario.

Diciamo subito che una porta isolante da studio di registrazione può costare più di 2000/3000 euro (perchè realizzate con più strati dei migliori isolanti, per le varie frequenze, e spesso sono a chiusura magnetica…).
Negli studi migliori, poi, non c’è un’unica porta per dividere gli ambienti (soprattutto control room-sala ripresa), ma una coppia di porte, distanti fra loro un metro o quanto basta per l’apertura e il transito (in gergo stiamo parlando di una bussola). In questo modo la camera d’aria fra le due porte servirà come ulteriore isolatore.
Ovviamente niente di quanto detto serve al nostro caso (dannati soldi!), questo era per farvi capire quanto sia importante, ancora, cercare di non lasciare falle nell’isolamento.

Ciò che possiamo fare (a volte) è sostituire la porta con una più pesante (in accordo con le due formule viste all’inizio della pagina), non cava come molte porte economiche ma piena.
Più economicamente potremo comprare quanto basta di un apposito materiale isolante, come gli strati di gomma piombata o simili, abbastanza cari ma molto efficienti.
Ancora più economicamente (ma con meno efficacia) si può coprire la faccia interna della porta con gomma pesante, o lana di roccia, o entrambe (montando la prima a contatto sulla porta).

Infine, se ci va, potremo cimentarci nel costruire una versione ridotta e semplificata di una bussola, che non dovrebbe costare molto più che coprire una equivalente superficie di muro. Usate come guida l’immagine qui sotto.

Notate alla sinistra dell’immagine lo scorcio di pedana già vista all’inizio della pagina.
Sopra a questa poggia una parete isolante realizzata in modo simile alla pedana. La porta è stata coperta da una seconda porta, costruita a debita distanza, incernierata su una trave di legno saldamente fissata al muro. Basta una tavola di legno massiccio come seconda porta, e sarà una buona idea attaccare a questa, nell’intercapedine, della lana di roccia, come da figura.
Potremo ulteriormente aumentare la TL rivestendo la seconda porta con uno strato di gomma piombata.
Se la porta preesistente si apre verso l’interno, allo stesso modo dovrà aprirsi la porta secondaria, e quindi per forza di cose la zona di pavimento in prossimità delle porte non potrà essere coperta dal pavimento isolante. L’unica possibilità in questi casi è di segare gli ultimi centimetri (quanto basta) della porta esterna, riempire il vuoto con una gettata di cemento o con dei mattoni, costruire la porta interna alla stessa altezza di quella esterna, e così si potrà coprire l’intero pavimento col pavimento galleggiante.

Per le “finestre”potremo seguire tutti gli stessi consigli dati finora.
Se queste sono di vetro, potremo coprirle con delle seconde finestre, sempre di vetro, o anche in legno, se non è indispensabile avere la vista verso l’esterno anche quando si suona.
Inoltre si consiglia di sostituire i vetri con dei doppi vetri, in quanto la camera d’aria interna, anche se sottile, contribuisce leggermente all’isolamento.

In ogni caso, sia per le porte che per le finestre, sia per quelle preesistenti che per quelle che andrete a costruirvi sopra, prendete tutti gli accorgimenti necessari per “tappare alla perfezione ogni fessura” o apertura, con silicone o stucco. Andranno bene anche guarnizioni in gomma, spugna o materiali simili. Non abbiate pietà e curate anche i singoli buchi: ne basta uno per creare un cammino senza ostacoli alla pressione sonora, cosa che vanificherà gran parte del lavoro che ci è costato tanta fatica e denaro.

Fonte : Introduzione alla musica elettronica Docente: Ing. D’Angelo Salvatore